I FOSSILI UMANI
   

Partendo da minuscoli frammenti di ossa, gli scienziati evoluzionisti costruiscono dei grandi modelli raffiguranti non la persona o l'animale com'era, poiché è impossibile saperlo, ma come avrebbero dovuto essere per adattarsi alla teoria evoluzionistica. "Poi Dio disse: facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza... E Dio creò l'uomo a Sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina." (Genesi 1:26-27 ). Quando pensiamo all'evoluzione umana, ci vengono immediatamente in mente i quadri e le statue, che vediamo spesso nei musei e nei libri, che raffigurano qualcosa a mezza strada fra l'uomo e la scimmia.

La Bibbia afferma invece con chiarezza che l'uomo fu creato da Dio a Sua immagine e non è frutto di una lentissima e progressiva evoluzione. Sulla base di quali evidenze allora sono stati ricostruiti i modelli degli ominidi che affollano i libri di testo scolastici e i musei? Scrive T. Heinze nel suo libro "Creazione o Evoluzione" (pag. 53): "Una fotografia di L.S.B. Leakey ("The Oregonian", Portland - Oregon, 23 marzo 1962) vari anni fa richiamò la mia attenzione su questo fatto. Fra le dita stringeva un frammento di osso, tanto piccolo da essere appena visibile. Nell'articolo annunziava che il suo ritrovamento colmava un importante vuoto nella conoscenza della storia dell'evoluzione dell'uomo. Partendo da minuscoli frammenti come questo, gli evoluzionisti costruiscono dei grandi modelli raffiguranti non la persona o l'animale com'era, poiché è impossibile saperlo, ma come avrebbero dovuto essere per adattarsi alla teoria evoluzionistica... Per prima cosa riconosco subito che non tutti i casi sono gli stessi e che a volte le ossa forniscono al disegnatore un ausilio per il disegno che deve fare, ma il numero delle ossa in possesso degli scienziati è molto limitato... I fossili che gli evoluzionisti considerano umani o appartenenti alla linea evolutiva verso l'uomo, sono da anni fonte di estrema confusione. La tendenza di ciascuno degli scopritori era quella di considerare la propria scoperta come qualcosa di unico, di un tipo completamente diverso da quella degli altri, sottraendola a volte gelosamente allo sguardo sfavorevole dei colleghi scienziati."
   
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