La teoria dell'evoluzione .
   
 

La teoria dell’evoluzione non merita di essere considerata nell’ambito scientifico.

Appartiene piuttosto alla fantascienza. Ma a quella più fantasiosa. Eppure – sostengono gli evoluzionisti – da un organismo unicellulare derivarono organismi pluricellulari.

In base a quale legge del caso una cellula diventi fegato e un’altra osso o occhio rimarrebbe un mistero.

Come rimarrebbe un mistero, nella teoria dell’evoluzione, il fatto che certi uccelli tocchino i 35.000 chilometri nella loro migrazione annuale e navighino orientandosi con le stelle.

L’evoluzione non spiega come faccia un uccellino che pesa 20 grammi (la Dendroica striata) a lasciare l’Alaska in autunno per raggiungere la costa orientale del Canada, mangiare in abbondanza, accumulare grasso e attendere un fronte freddo per riprendere il volo verso l’America del Sud, facendo però rotta verso l’Africa in modo che sull’Atlantico, a circa 6.000 metri di altezza, incroci un vento che lo trasporti in America del Sud.

Né ci spiega come faccia l’uccello tessitore a tessere fibre varie per costruirsi il nido.

L’uomo è ancor più sorprendente. Dopo solo tre settimane dal concepimento cominciano a formarsi le cellule cerebrali, fino a 250.000 al minuto. Col tempo, il cervello umano (che ha solo il 2% del peso corporeo) ospiterà circa 100 miliardi di cellule.

Ogni secondo, quel cervello riceverà circa 100 milioni di bit (unità d’informazione) provenienti dai vari sensi, che saranno vagliati dalla formazione reticolare (grande quanto un mignolo) per essere bloccati se insignificanti o dirottati alla corteccia cerebrale se meritano attenzione; ogni secondo solo poche centinaia di messaggi saranno così recepiti a livello cosciente. È stato stimato che la quantità di informazioni che il cervello umano può accumulare potrebbe essere contenuta in venti milioni di libri.

E che dire del linguaggio? Un bambino può imparare una o due o tre lingue con cui viene in contatto. Questa capacità si è forse evoluta da grugniti e mugolii animali? E la capacità di ascoltare, comporre e suonare musica? Perché mai il caso avrebbe dovuto fornirci di simili straordinarie capacità?

Perché allora l’evoluzione è così universalmente accettata? Intanto occorre dire che negli ultimi anni sono sempre più gli scienziati che si dissociano dalla teoria evoluzionistica. Negli Stati Uniti d’America sempre più scuole ne stanno vietando l’insegnamento.

Le ragioni della vasta accettazione dell’evoluzione sono diverse. Il grande pubblico dei semplici la accetta e basta: è sui libri, se ne parla sempre.

È il caso purtroppo di parlare di popolo bue. A livello degli studiosi è adottata spesso per non lasciare alternative al fatto che Dio abbia creato l’universo. In passato è stata perfino adottata per giustificare dottrine politiche quali il diritto del più forte a dominare.

È noto lo slogan evoluzionistico che “il più adatto sopravvive”. Ma pochi si fermano a considerare la sciocchezza di questa affermazione. Infatti, alla domanda: “Ma chi è il più adatto?”, la risposta è: “Quello che sopravvive”. Siamo di fronte ad una tautologia. L’ipotesi viene trasformata in dimostrazione. Siamo all’assurdo.

All’inizio la teoria era nata come una fantasiosa ipotesi dopo aver osservato la creazione e aver tratto conclusioni affrettate quanto assurde. Charles Darwin aveva visitato le isole di Capo Verde, le Isole Falkland, la costa del Sud America, le Isole Galápagos e l'Australia. Darwin notò somiglianze tra fossili e specie viventi e da lì iniziò a formulare la sua teoria.
Ci viene in mente il professore di una barzelletta. Costui aveva catturato una mosca per i suoi esperimenti. La mise su un tavolo, le staccò una zampina e le disse: Salta! E la mosca saltò. Il professore scrisse allora pagine di appunti. Poi le staccò un’altra zampina e le disse: Salta! E la mosca saltò. Altre pagine di appunti.

L’illustre scienziato proseguì staccandole man mano le altre zampette. Ogni volta le diceva: Salta!, e la mosca saltava. Pagine e pagine di appunti. Ma quando le ebbe staccato tutte e sei le zampine, all’ordine di saltare, la povera mosca non si mosse. L’esimio studioso raccolse allora i suoi appunti e li studiò. Gli ci vollero mesi per scrivere il suo trattato. Ne venne fuori un gran volume di migliaia di pagine. L’ultima frase del suo grandioso studio diceva: “In conclusione, dopo averle staccato tutte le zampe, la mosca diventa sorda”.

Anziché fare strampalate ipotesi osservando la creazione di Dio, noi proponiamo di ammirarla, cogliendovi il genio divino.

Paolo disse di Dio: “Dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” (Lettera ai romani 1:20).

Guardando ammirati la creazione di Dio, cosa possiamo dedurre del Creatore?

Quali qualità divine percepiamo?

Cosa apprendiamo circa la sua fantasia, la sua genialità, la sua tenerezza, la sua sollecitudine?

E perfino sul suo gusto e sul suo senso dell’umorismo?

   
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