ATTENDIBILITA’ DELLA BIBBIA
   
tratto da ‘EVIDENCE THAT DEMANDS A VERDICT’ di Josh McDowell - Vol. I
Un altro luogo comune riguardo alle Sacre Scritture è la certezza dei risultati dell’“Alta Critica”. Per esempio, i risultati accertati dall’Alta Critica avevano dimostrato che la scrittura non era ancora diffusa al tempo di Mosè, per cui il Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) non poteva essere stato scritto da lui. Così i critici concepirono diverse redazioni ed arrivarono al punto da dividere uno stesso versetto in tre redazioni di differenti autori!
Ma la scoperta della “stele nera” con il codice di Hammurabi che precedeva la legge di Mosè di tre secoli circa, dimostrò l’infondatezza dell’ipotesi di base.
Wilbur Smith afferma che la Bibbia è un libro unico per la grande quantità di profezie che contiene relative a “nazioni specifiche, Israele, tutti i popoli della terra, certe città, il Messia. Il mondo antico aveva molti sistemi diversi per determinare il futuro, chiamati ‘divinazione’, ma nell’intera gamma della produzione letteraria greca e latina, sebbene vengano usate le parole profeta e profezia, non è possibile trovare delle vere profezie specifiche di un evento storico importante che debba accadere nel futuro e neppure una profezia di un Salvatore della razza umana che debba sorgere... L’Islam non può indicare alcuna profezia riguardante la venuta di Maometto, emessa centinaia di anni prima della sua nascita. E nessun fondatore di altre religioni può indicare dei testi antichi che predicano la sua venuta.”
(W. Smith, ‘The Incomparable Book’, Minneapolis 1961 - Beacon Publications - pp. 9-10)
Il prof. Albright, famoso archeologo, scrisse che “la tradizione nazionale ebraica supera qualsiasi altra nel descrivere chiaramente le proprie origini tribali e familiari. In Egitto, in Babilonia, in Assiria e Fenicia, in Grecia e Roma, cercheremmo invano qualcosa di simile. Non esiste niente neppure nella tradizione germanica. Neanche in India o in Cina esistono cose simili, poiché le loro memorie storiche più antiche sono costituite da depositi letterari di una tradizione dinastica distorta, senza alcuna traccia dei pastori o dei contadini dietro i semidei o re con i quali incomincia. Neppure nei più antichi testi storici indiani (Puranas), né nei più antichi storici greci, c’è cenno al fatto che un tempo sia gli Indo-ariani che gli Elleni erano stati nomadi che erano giunti dal Nord. Gli Assiri certo ricordavano vagamente che i loro più antichi governanti, i cui nomi ricordavano senza collegarli a dettagli circa le loro gesta, erano stati nomadi, ma da dove erano venuti si era persa ogni traccia.”
(William F. Albright, nel suo classico saggio ‘The Biblical Period’ in L. Finkelstein, ‘The Jews, Their History, Culture and Religion’, Vol I, 3° Ediz., New-York 1960 - Harper and Brothers - p. 3)

“La Tabella delle Nazioni di Genesi 10 - continua ancora Albright - si erge assolutamente unica nella letteratura antica, senza un remoto parallelo neppure tra i Greci... Rimane un documento sorprendentemente accurato... (esso) mostra una così notevolmente moderna comprensione della situazione etnica e linguistica del mondo moderno, nonostante la sua complessità, che gli studiosi non finiscono di stupirsi per la conoscenza che l’autore dimostra della materia.” (W.F. Albright, ‘Recent Discoveries in Bible Lands’, New-York 1955 - Funk and Wagnalls - p. 70 e segg.)

Possiamo inoltre ricordare che le biografie bibliche non fanno mistero dei peccati dei grandi personaggi, elemento che non sembra essere così comune nelle biografie moderne, non proprio imparziali, che tendono a coprire, sorvolare o sfumare gli aspetti meno attraenti.

   
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