IL DIAVOLO MI VUOLE GRASSO
 
da: Il manifesto

NEW YORK - Per una santa linea, sul mercato Usa centinaia di prodotti ispirati alle diete religiose. C'è il pane biblico «Splendore della Galilea», la linea «Ezechiele», pane, pasta, cereali e tortillas ispirate dalla ricetta del profeta (Ez. 4,9). Barrette di cereali? Dalle «Bible Bars» (con i sette ingredienti descritti nel Deuteronomio) a quelle «di Re Davide».

Oltre ai libri, sono centinaia i prodotti sul mercato Usa ispirati alle diete religiose.


Ultima tendenza, i programmi di esercizi cristiani: video di esercizi simil-yoga chiamati «Praise Moves» e quelli di arti marziali cristiane «Tae Bo» in cui gli ordini dell'istruttore sono alternati a versetti e a citazioni bibliche.

È dagli anni '50 che il movimento delle «diete basate sulla fede» spopola negli Usa. I testi «low-carb» sono best-seller, le sette che praticano l'osservanza alimentare raccolgono milioni di adepti, l'esercito dei penitenti della linea non si arresta.

Nel 1998 Kenneth Ferraro, ricercatore presso la Purdue University pubblicava uno studio nel quale si dimostrava che i cristiani e comunque chi è un fedele praticante, ha più probabilità di essere o di diventare obeso.
Con delle significative differenze: grassoni sono soprattutto i battisti, più slanciati ebrei, musulmani (il maiale ingrassa) e buddisti.

Le spiegazioni?
Una, più favorevole alle chiese cristiane, è che chi ha fede ha una più alta stima di se stesso e non ha bisogno di punire il proprio corpo attraverso le rinunce alimentari e le diete.

Un'altra è che le chiese lasciano ai seguaci la possibilità di eccedere nel cibo in cambio del rigore rispetto alla disciplina sessuale, all'alcool, all'uso di droghe.

«Sotto molti aspetti - avvertiva Ferraro - i cristiani, specialmente quelli più fondamentalisti, non prendono in considerazione il fatto che ci si possa scavare la fossa con la forchetta».

Non è proprio così. In realtà è almeno dalla fine degli anni '50 che il movimento delle «diete cristiane» o delle «diete-basate-sulla-fede» (faith based diets è la definizione attuale) ha preso campo negli Stati uniti.
In quell'anno il pastore presbiteriano Charles Shedd pubblicava il libro Pray Your Weight Away nel quale equiparava gli obesi ai peccatori e propugnava la preghiera come via maestra verso una linea perfetta.

Una decina di anni dopo i testi di dieta biblica e i racconti di miracolosi dimagrimenti erano ormai un fiume.
Alcuni titoli dei best-seller: Slim for Him (Magro per Lui), Help Lord - The Devil Wants Me Fat! (Signore Aiutami - Il diavolo mi vuole grasso!).
Subito dopo i libri arrivano i programmi dietetici, da seguire in gruppi parrocchiali, che spesso si sono trasformati in nuove sette con milioni di adepti.

First Place, fondato nel 1981 ha oggi mezzo milione di seguaci in una dozzina di altri Paesi. Thin Within («Magri Dentro») ha cento sezioni locali negli Usa, in Gran bretagna e in Canada. Weigh Down Workshop raggiunge il milione di aderenti.
I gruppi hanno abbracciato tecniche di marketing più moderne e sono sostenuti dal successo di libri arrivati ai primi posti nella classifica dei best-sellers, e non solo nella categoria religiosa.

I titoli top sono The Maker's Diet («La dieta del creatore») di Jordan Rubin, What Would Jesus eat? («Che cosa mangerebbe Gesù») e Body by God («Il corpo fatto da Dio») di Ben Lerner.

Ma quali sono i contenuti delle diete cristiane?
Non molto diversi da quelli delle altre diete, anche se arrivano accessoriate con abbondanti citazioni bibliche.
Ce ne sono di quelle che si rifanno al filone «low-carb», basso contenuto di carboidrati, reso popolare dal Dr. Robert Atkins.

«La Bibbia sottolinea la forte influenza del burro e del miele sulle funzioni cerebrali, come detto in Isaia 7,15», scrive Jordan Robin.
Altre sono decisamente più vicine alle prescrizioni della «dieta mediterranea»: frutta, verdure, carboidrati.
Qualcuna è molto tollerante rispetto ai precetti biblici, altre sono estremamente fondamentaliste, come quelle proposte da Bruce Friedrich, leader dei vegetariani religiosi (e uno degli esponenti di punta del gruppo animalista P.e.t.a.).
A unificarle è l'accento sulla preghiera e sull'approccio «olistico» di corpo, mente e anima.
Ma sono in molti a chiedersi se davvero le diete evangeliche funzionino.

«Rifarsi ai precetti biblici per regole dietetiche - ha recentemente detto al Los Angeles Times Judith Stern, professoressa di nutrizione alla University of California Davis - vuol dire non tener conto di un contesto assolutamente diverso. Allora la gente era molto attiva e il problema principale non era l'obesità ma la fame».

Poi è irrisolto il conflitto tra le occasioni di festa e di consumo alimentare anche eccessivo utilizzate dalle chiese e le restrizioni dietetiche.
Ma c'è un'obiezione più di fondo. Le diete, laiche e evangeliche, hanno tutte una limitata percentuale di successo e forti rischi di «ricadute». «Se uno cerca di dimagrire perché pensa che Dio voglia così, che succede in caso di fallimento? - si è domandata Marie Griffith, professoressa di religione a Princeton - Uno penserà di aver tradito Dio».

Persino alcune delle prime autrici di diete cristiane sono oggi più caute.
«Forse il problema - ha scritto Carol Showalter, autrice di Diet, Discipline and Discipleship - è che vogliamo che la perdita di peso seguendo Dio sia una storia di successo. Se amiamo Dio abbastanza, diventeremo magri, se memorizziamo le Scritture saremo liberi dalle tentazioni della carne. In realtà vogliamo le cose sbagliate».

Ma non sembra che questi dubbi possano fermare la crescita di questo esercito dei nuovi penitenti della linea.
I prodotti collegati stanno vendendo a milioni e una nuova generazione di dietologi cristiani milionari è ben decisa a difendere il suo business.

da: Il manifesto - data: 15 agosto 2006

   
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