Prime
soddisfazioni da Bruxelles per gli ambienti cristiani che chiedono un
riconoscimento per il ruolo delle chiese e della religione nella futura
prima costituzione europea
Gli ultimi progetti di articoli della bozza ancora parziale della carta
costituzionale Ue presentati oggi alla plenaria della Convenzione dalla
presidenza rispondono positivamente a tre delle loro richieste principali.
L'articolo 37 della bozza proposta dal presidente della Convenzione
Valery Giscard d'Estaing ribadisce il rispetto dello status legale nazionale
delle chiese, già sancito in un protocollo del trattato di Amsterdam,
e impegna inoltre l'Ue a un «dialogo costante» con loro.
«L'Unione europea rispetta e non pregiudica lo status previsto
nelle legislazioni nazionali per le chiese e le associazioni o comunità
religiose degli stati membri» e «rispetta ugualmente lo
status delle organizzazioni filosofiche e non confessionali» afferma
l'art.37. «L'Unione - prosegue - mantiene un dialogo costante
con tali chiese e organizzazioni, riconoscendone l'identità e
il loro contributo specifico».
La terza richiesta del Vaticano, appoggiata nella Convenzione in particolare
dal Ppe e dal governo italiano, è che nella costituzione europea
ci sia anche un riferimento 'moralè ai valori religiosi e al
ruolo che hanno avuto nella formazione dell'identità europea.
Questo riferimento non è previsto nell' articolo 2 della bozza,
sui valori fondanti dell'Ue, nonostante una richiesta in questo senso
del Ppe. La mancata inclusione di un riferimento alla religione nell'art.
2 era stata definita «completamente insoddisfacente» in
febbraio dal Vaticano.
Giscard però si è impegnato da allora a inserirlo nel
protocollo della costituzione, che sarà scritto alla fine dei
lavori della convenzione verso giugno. Resta però incerta quale
sarà la formulazione di questo riferimento, vista l'opposizione
delle sinistre e dei paesi con una forte tradizione laica, come la Francia,
a un accenno diretto ai valori religiosi. Il governo italiano chiede,
con un emendamento all'articolo 2 presentato da Fini, un riferimento
alle «comuni radici giudaico cristiane».
Il Ppe, con un altro emendamento firmato da Antonio Tajani, chiede che
si parli dei «valori di coloro che credono in Dio quale fonte
di verità, giustizia, bene e bellezza».
Ma per il Ds Valdo Spini è improbabile che riferimenti cosi diretti
siano ripresi da Giscard e dalla presidenza. «Ci sarà un
riferimento generico ai valori morali» prevede.
Secondo il vicepresidente della Convenzione Giuliano Amato la presidenza
non ha ancora discusso alcun progetto: «non ci abbiamo ancora
pensato». L'art.37 presentato oggi «va bene» ha detto
l'ex-presidente del consiglio: le chiese, ha indicato, «chiedevano
anche un riconoscimento della specificità del loro contributo:
non si può negare che sia intrinsecamente specifico».
Soddisfatti dell'articolo sullo status delle chiese anche Fini e Tajani:
«è un successo per il Ppe» ha detto il capogruppo
europeo di Fi. «Se accanto a questo articolo ci sarà nel
preambolo un riferimento al ruolo che i valori religiosi hanno avuto
nella definizione dell'identità storica dell'Europa, sono soddisfatto»
ha aggiunto il vicepremier.
Per il preambolo i giochi sono aperti: un test importante della sensibilità
della Convenzione al riguardo verrà dalla plenaria del 24 e del
25 aprile, quando saranno discussi i nuovi articoli, fra cui il 37,
presentati oggi dalla presidenza.