"La
farei studiare a scuola" il ministro: dipendesse da me la imporrei
come libro di testo, è una bomba. Divisi gli intellettuali
di
Marina Cavallieri
ROMA - Non solo l'Eneide, l'Odissea, la Divina Commedia, ma anche
l'Antico e il Nuovo Testamento con le loro vicende di fede e visioni,
di popoli e profeti. Dopo le liti per i salari e le carriere dei professori,
dopo le discussioni economiche, le vertenze sindacali arrivano le
controversie culturali. E nella scuola già provata dalle polemiche
ecco spuntare un'altra barricata.
Il ministro De Mauro dice che, se fosse per lui, imporrebbe la Bibbia
come libro di testo. Sì, la Sacra Scrittura, non più
relegata in qualche periferica ora di religione ma portata sui banchi
come testo, "sacro" non per la fede ma per la didattica.
Non ho il potere di decidere i libri di testo ma se fosse per me "imporrei
la Bibbia", afferma il ministro in un'intervista al settimanale
"Famiglia cristiana". "Dal punto di vista didattico
la Bibbia è una bomba conoscitiva. Non si capisce la nostra
storia, né l'arte senza la Bibbia".
De Mauro ama le letture "forti", i grandi scenari, gli estremi.
Aveva infatti già suscitato polemiche suggerendo di far leggere
a scuola il Manifesto di Karl Marx. Un ministro della Pubblica istruzione,
va ricordato, non può decidere i libri di testo. Una volta
definiti dal ministero gli standard, gli obiettivi didattici, le case
editrici si uniformano alle indicazioni e i professori scelgono liberamente.
Dunque quella del ministro è solo un'idea, un suggerimento
accolto con favore o respinto con sarcasmo.
Sprofonda nel pessimismo il filosofo Lucio Colletti: "Siamo tornati
ad un oscurantismo medievale". Ci si mette anche il ministro
adesso, dice il filosofo, non basta essere circondati da madonne piangenti,
giubilei, miracoli e miracolati. "Basta accendere la televisione,
è tutto un parlare di Giubileo e santi, ogni giorno fanno qualcuno
beato, non c'è più neanche uno strapuntino in cielo...
La verità è che siamo circondati dalla superstizione.
Ma stiano buoni, facciano leggere dei buoni manuali, che diano conto
alla gente di cose di cui è ignara, la ricerca scientifica,
astronomica".
Piace invece l'idea del ministro allo storico Pietro Scoppola che
ricorda quando si discusse in Parlamento della possibilità
di portare la Bibbia sui banchi scolastici. "Condivido quest'opinione
del ministro che sostengo da decenni. Quando si discusse del nuovo
concordato, nell' 84, ci fu un cenno su questo nel dibattito in Senato
a cui parteciparono, ricordo, Del Noce, Valitutti". L'ipotesi,
spiega Scoppola, "era quello di un insegnamento di cultura religiosa
non confessionale. Trovo dunque molto positivo che il ministro segnali
l'importanza di questo testo". Del resto, dice, come si fa a
conoscere Michelangelo senza aver letto la Bibbia?
Favorevole anche lo scrittore Vittorio Messori che non trova la proposta
così sorprendente ed esplosiva: "La Bibbia utile per conoscere
l'arte e la storia occidentale? E' tanto vero da essere banale. La
stessa letteratura italiana, a cominciare dalla Divina Commedia, è
incomprensibile per chi non ha maneggiato la Bibbia. Ma tutta la letteratura
è piena di riferimenti alle Sacre Scritture che sono una lettura
indispensabile anche per chi vuole visitare gli Uffizi. E' talmente
ragionevole questa affermazione da essere ovvia". Si può
"sopravvivere", in senso intellettuale, dice lo scrittore,
anche senza aver letto Voltaire e Rousseau ma non senza la Bibbia
che è alla base della cultura occidentale.
Nuove idee, vecchie polemiche. Sembra crearsi un nuovo scontro ideologico
tra cultura laica e cattolica, come ai tempi della legge sulla "parità",
ma oggi non c'è più tempo per queste barricate. Il ministro
De Mauro ricorda nell'intervista che ormai "non ci sono più
scuole pubbliche e private. C'è un servizio pubblico reso da
scuole statali e private". E in questo anno di cambiamenti ci
sarà anche il rodaggio per la cosiddetta legge di parità.
Intanto i sindacati dei professori se ne infischiano di queste dotte
discussioni e continuano le loro vertenze per ottenere aumenti salariali.
Gli Unicobas annunciano mobilitazioni per convincere il governo ad
"allargare i cordoni della borsa" e dare finalmente agli
insegnanti uno "stipendio europeo".