PURI DI CUORE - VERSOLAVITA

VERSOLAVITA
CHIESA CRISTIANA EVANGELICA dei Fratelli
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VERSOLAVITA
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I PURI DI CUORE
di C. Bertinelli

Matteo 5: 8 Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio.

Alla purezza esteriore, apparente, rituale e cultuale, il Signore Gesù contrappone, ai religiosi del suo tempo e di ogni tempo, la purezza sostanziale del cuore, quella interiore, profonda, intima. Il greco del Nuovo Testamento si serve di due gruppi di vocaboli per indicare la purezza: il primo “haghnos” si avvicina al concetto di santità, innocenza, castità, pudore, schiettezza ed
è usato per sottolineare la necessità della purezza cultuale. Il secondo termine, che viene usato nel nostro testo, fa capo a “katharos” la cui accezione è pulito, moralmente puro, immacolato, netto.
Così, citando la purezza del cuore, il Signore superò tutte le forme esteriori di pulizia cerimoniale, tanto care alle varie religioni
e indirizzò l’attenzione del fedele a ciò che è veramente importante, cioè la nostra condizione interiore.
La Scrittura Santa non fa distinzione fra i peccati. Il peccato al singolare denota la caducità, l’inclinazione al male della nostra
natura umana, mentre al plurale mette in luce le conseguenze, molto diverse fra loro, della nostra condizione di peccatori, i frutti del nostro carattere iniquo. Tuttavia il peccato e i peccati che ne derivano vengono illustrati in tutta la loro gravità. Ci sembra logico che il Signore, parlando a dei credenti della loro purezza di cuore, della loro pulizia morale, non facesse riferimento a peccati grossolani e gravissimi. Come riprenderà nel proseguimento del suo discorso in Matteo 5:21-48 (dove pone sullo stesso piano l’omicidio e l’ira, l’adulterio e il desiderio, condannando il divorzio, il giuramento e l’odio per il nemico) in quel momento Gesù richiamò l’attenzione su peccati che, almeno dal nostro punto di vista, riteniamo minori, su atteggiamenti che consideriamo tollerabili, ma che invece sporcano l’anima e condizionano negativamente lo spirito.
La sporcizia del cuore si manifesta in modi diversi. Ogni credente prova una certa avversione per certi peccati, cioè quelli che vede negli altri e che tutti considerano gravi, essendo condannati anche dalle leggi del vivere civile, ma spesso indulge su quelle manifestazioni del male che rimangono nascoste nell’intimo dell’uomo, oppure si mostrano in modo mascherato o educato.
Tuttavia anche questi peccati rendono impuro il cuore, lo sporcano, non onorano il Signore e neppure l’individuo che li coltiva e li tollera. L’apostolo Pietro esortava i credenti, quelli che avevano veramente gustato la bontà del Signore, a vegliare per sbarazzarsi dei peccati che si annidano nel cuore, come la cattiveria che conduce a desiderare il male degli altri, la malizia che porta ad immaginare e sospettare il male nel prossimo, l’ipocrisia che ci copre di una maschera immaginaria e bugiarda, l’invidia che accompagna l’avversione e il rancore alimentando l’orgoglio ed infine la maldicenza che getta fango, sospetto e calunnia sugli altri (I Pietro 2:1-3).
Anche l’apostolo Paolo ci fornisce un lungo elenco, da cui ci limitiamo a citare l’impurità che trascina la nostra mente, la discordia che conduce al contrasto, la gelosia che ci pone in antagonismo, l’ira che non permette di essere obbiettivi e giusti e l’egocentrismo e l’egoismo che ci separano dagli altri (Gal. 5:19-21). Senza tralasciare l’avarizia, la vanagloria, la presunzione, l’arroganza e il desiderio di dominio sugli altri. Questi peccati, purtroppo, rendono impuro il cuore, lo conducono a mali maggiori e noi abbiamo costantemente bisogno dell’intervento dello Spirito del Signore per combattere e vincere l’indole malvagia di cui è permeata la nostra natura umana.
In questa quotidiana lotta dove si trovano la felicità, il riposo, la beatitudine? Nella promessa di Gesù: “vedranno Dio”.
A tutti i credenti è assicurata la visione, anzi la contemplazione di Dio per tutta l’eternità. Proprio questa sarà la completa ed insuperabile beatitudine, lo stato paradisiaco, la condizione dell’eterna salvezza. Questa è la speranza, sostenuta dalla fede, che accompagna ogni cristiano militante sopra la terra, mentre lotta, soffre e si impegna per vivere realmente e in primo luogo dentro se stesso i valori del vangelo.
Credo comunque che in questa promessa ci sia qualcosa di più dell’attesa dell’aldilà della vita per vedere il Signore e raggiungere questa sesta beatitudine. Penso che coloro che si sono impegnati, esercitati, disciplinati nella ferma volontà di avere purificati i loro cuori ad immagine di Cristo, avranno qui, ora, nel loro quotidiano, il privilegio di vedere Dio che compie autentici miracoli dentro il loro intimo, trasformandoli interiormente, dando loro nel quotidiano una nuova mente ed un nuovo cuore, pulendoli spiritualmente, elevandoli moralmente affinché Cristo, il Figlio di Dio, sia sempre più formato in loro, come prezioso anticipo della gloriosa eternità. La grazia del Signore è veramente immensa!
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DATA DELLA PRIMA PUBBLICAZIONE GENNAIO 2004
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